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Sharing Economy: il 2016 tra pro e contro

10/01/2016
economia della condivisione

Ho letto due articoli* molto interessanti su come la Sharing Economy sta cambiando radicalmente i nostri stili di vita e mi sono messa a riflettere sui pro e i contro che ci accompagneranno anche in questo 2016.

Sono più di 86 milioni gli americani che hanno utilizzato servizi di condivisione**, un dato impressionante ma che rappresenta ancora una piccola fetta di persone rispetto a quelle che ancora oggi si affidano a servizi più tradizionali.

BlaBlaCar, Uber, Airbnb, Enjoy sono solo alcuni dei nomi di un intero panorama di servizi che permettono al consumatore non solo di risparmiare ma anche di creare nuove reti di connessioni che scorrono attraverso il web fluite da tecnologie sempre più vicine alle esigenze delle persone.

Ad esempio, quando uso Airbnb conosco host con cui posso rimanere in contatto. A mia volta posso consigliare l’host ad amici che rimarranno in contatto e che potranno consigliare casa e host ad altri amici. Uno scambio di informazioni e consigli che permettono a me e ai miei amici di vivere la città anche attraverso i consigli di un local che è una prospettiva diversa rispetto ad una guida turistica scaricata in pdf.

Un valore aggiunto e quindi un pro per la sharing economy che per me vale molto e mi permette di viaggiare creando un sottile file rouge tra persone che mi ospiteranno e amici a cui consiglierò la stessa casa e lo stesso host. Uno scambio continuo di informazioni e feedback offline e online che mantiene vivo il mio ricordo del viaggio per un lungo periodo di tempo.

Innovazione tecnologica e networking quindi tra i pro della Sharing Economy che non riescono però spesso a sopperire alle problematiche legate alla scarsa regolamentazione in termini di concorrenza sleale.

Perchè ci sono servizi tradizionali che lamentano la poca attenzione da parte dei governi ai servizi di Sharing Economy che nella maggior parte dei casi offrono prezzi concorrenziali perchè non devono affrontare allo stesso modo tasse e imposte.

Questo è indubbiamente il contro più grande: la mancanza di una regolamentazione efficace che permetta di perimetrare che cosa si può fare e che cosa no.

Ma urge trovare una soluzione intelligente che permetta a questi servizi di stare in piedi e non li boicotti.

Perchè non dobbiamo dimenticarci che nella maggior parte dei casi sono servizi che permettono uno spreco minore e più ecologico (ad esempio i servizi di condivisione dell’auto consentono un uso maggiormente responsabile e rispettoso dell’ambiente) e quindi sono un passo in avanti verso una civiltà più responsabile e consapevole.

Tra i contro dei servizi di Sharing Economy c’è chi lamenta che grazie al web alla Sharing Economy serva un utilizzo minore di dipendenti. Questo sarebbe secondo alcuni un danno per economie in crisi proprio perchè la gente non trova lavoro. A mio parere, la Sharing Economy crea nuovi posti di lavoro perchè il numero di servizi che possono essere condivisi è infinito e quindi ci sono infinite possibilità di aprire startup che creino nuovi posti di lavoro.

In definitiva che cosa mi aspetto per il 2016 della Sharing Economy? Credo che ci saranno sia governi saggi che sapranno captarne le potenzialità con regolamentazioni illuminate e non castranti, sia governi che proveranno a bloccare servizi con regolamentazioni poco evolute.

Io spero che l’Italia faccia per una volta parte del primo caso.

 

*Il Sole 24Ore, articolo di Irene Giuntella & Entrepreneur, articolo di Catherine Clifford

**Dati Rapporto elaborato da Burson-Marsteller

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2 Comments

  • Reply Matteo Piselli 10/01/2016 at 17:18

    La sharing economy è al centro dei miei pensieri da quando ne ho sentito parlare per la prima volta da Loretta Napoleoni su Wired, anche se lei la definiva “pop economy”.
    Negli anni mi è capitato di usufruire di molti servizi che facevano uso di questo nuovo tipo di condivisione di beni e servizi e dal punto di vista dell’utente finale, i vantaggi sono assolutamente evidenti, ma non è sempre corretto parlare di “sharing”, quanto piuttosto di “rental economy”.
    Non trovo giusto, ad esempio, mettere nello stesso calderone Uber e BlaBlaCar, che anche se apparentemente simili, hanno un modello di business molto diverso, o AirBnB e Couchsurfing, ancora più simili e allo stesso tempo distanti.

    La nostra economia è basata su leggi che hanno contribuito a costruire l’architettura delle città e i servizi che oggi vengono soppiantati dalle nuove forme di economia, hanno dovuto fare i conti con regole rigide e soprattutto onerose, non si può dare un colpo di straccio e cancellare tutto.
    Ormai l’acqua è entrata nel letto del fiume e gli utenti non torneranno indietro, la possibilità di unire servizi e socialità fa ormai parte di noi, al legislatore spetta il compito di non far tracimare, inserendo regole a tutela del consumatore e della concorrenza. L’Italia non ha la capacità di affrontare questo problema, speriamo che almeno sappia copiare bene i compiti di qualcun altro più preparato.

    • Reply Scarylalla 10/01/2016 at 18:06

      Grazie Matteo, il tuo è un intervento molto pertinente, specialmente la precisazione sulle differenza di business model tra i vari servizi.
      Concordo che servizi e socialità fa ormai parte di noi e che sarà arduo il compito del legislatore.
      Un caro saluto

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